“Luoghi di Monte”, investimenti sicuri per la SS. Annunziata

I “Luoghi di Monte” fecero parte dell’economia di uno stato del passato e oggi, nella storia, sono in genere poco considerati rispetto ai ricordi di arte e di imprese belliche ... Così va il mondo. Eppure le tre parole si incontrano spesso nelle antiche cronache e nella contabilità di famiglie religiose, laiche e di privati possessori di capitale.
I Luoghi innanzitutto erano titoli ‘azionari’ o quote di capitale, emessi da un ente autonomo – il Monte – che gestiva il debito pubblico di un comune o di uno stato. Ritenuti cauti e sicuri per investire denaro infruttifero, potevano rendere al detentore il 7 per cento annuo o interessi minori.
È ricordato in molti stati d’Italia. L’ente fu chiamato Monte Comune a Firenze e venne costituito con una sua magistratura verso la metà del trecento, come conseguenza dei cospicui prestiti e accatti ottenuti dai privati. Cresciuto infatti il debito, ebbe luogo il necessario consolidamento anche per impegni militari onerosi e altre questioni.
Il Monte Comune pertanto riunì i crediti vantati dai cittadini e emise i Luoghi che furono negoziabili, con un loro interesse, non redimibili (senza ammortamento o rimborso), non soggetti a gabella e non sequestrabili per reati commessi dal titolare.
Ovvio dire che i Luoghi furono soggetti a speculazioni, truffe e a studiati provvedimenti del governo quando l’ammontare del debito pubblico diventò insostenibile. Anche l'erezione di nuovi Monti, fu una risorsa più volte adottata nella storia finanziaria di Firenze. Così apparvero sulla scena il Monte del Sale, il Monte di Pisa, il Monte di Pietà che ebbe agli inizi finalità caritatevole di microcredito, eccetera.
Nel 1739 i granduchi lorenesi unificarono alcuni Monti erogando interessi diversi per ciascun titolo. Nel 1746 accorparono il Monte Comune, il Monte del Sale e il Monte redimibile nel cosiddetto Nuovo Monte Comune, diviso in cinque sezioni a loro volta ereditate nel 1829 dall'allora costituito Archivio dei Monti riuniti e Demanio ...

Nel particolare, senza aggiungere altro alla complessa storia di questa magistratura, è interessante ricordare le relazioni con essa della SS. Annunziata, i cui frati fino dal trecento si sentirono obbligati, con donazioni e prestanze, a partecipare alle opere pubbliche cittadine, come ad esempio l’edificazione delle nuove mura. In tempi successivi fecero anch’essi abbastanza spesso degli investimenti nel debito pubblico, tenendone memoria nei libri di amministrazione e di cronaca ...
Il padre Filippo Tozzi († 1775), benemerito storico del santuario, raccolse questi particolari ricordi nei suoi Spogli in un elenco, segnando la data, il numero, la cifra e il titolare che li volle lasciare da vivo o come testatore, e il rimando ad altri registri.
Scrisse, tra i frati investitori per il convento (versarono al Monte il ricavato personale di prediche, confessioni o altro), i nomi o i soli cognomi, dei padri Giulio Arrighetti, Angelo Guarnacci, Placido Bonfrizieri, Ferruzzi, Venturini, Maglietti, Tonelli, Cosimo della Bella, Luti, Torsoli, Tellucci, Rossi, Ricci, Verzelli, Castellani, Settimanni, Sali, Gherardo Capassi e Frati.
Tra i laici privati ricordò Maddalena Bertolli, Lucrezia Pelli nei Rabatta, la marchesa Giugni (Orsola?), un tale Soldi, gli eredi Catani, Benvenuto Lacchini, Niccolò Canonici, Averani, Margherita Billi Rampini, Stagi, una signora Baldacci Lenzi, una certa Brogi, l’obbligo Fanelli, Alessandro Poretti, Gentile Poggi, Elisabetta Neri, Elisabetta da Vernio, Alessandra moglie di ser Antonio da Terra Nuova, Santa serva del Cialdonaio, Raffaello Benivieni, Giovanni Cei, Filippo Galanti da Siena, Caterina da Corella ...
E riguardo agli istituti fiorentini il padre Tozzi citò il Monte della Magona, il Monte delle Graticole, il Vecchio Monte di Pietà, facendo note sintetiche anche su volture, “sbassi” e vendite di Luoghi.

Paola Ircani Menichini, 20 gennaio 2024.
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